SAN BENEDETTO – Dopo anni di pressappochismo e non molta chiarezza, arrivano regole precise per gli orari di apertura e chiusura dei locali. Il sindaco Giovanni Gaspari ha firmato l’ordinanza redatta dall’Ufficio Commercio diretto da Claudio Salvi. Tre mesi di lavoro per arrivare alla stesura del testo. Un documento complesso, di 25 articoli, redatti grazie al contributo dell’assessore al Commercio Domenico Mozzoni.

Per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande è fissato l’orario minimo di 6 ore e quello massimo di 21 ore giornaliere. Gli orari devono essere compresi tre le 5 alle 2.

Rosticcerie, friggitorie, pizzerie al taglio, vendite di kebab, pasticcerie e gelaterie dovranno chiudere i battenti inderogabilmente alle ore 24 nel periodo estivo e alle 22 nel periodo invernale. Questo particolare passaggio dell’ordinanza ha fatto storcere il naso a parecchi. È difficile, infatti, immaginare una gelateria che in piena estate chiuda a mezzanotte, lasciando all’asciutto turisti e residenti che passeggiano in giro per la città fino a tarda ora. Su questo punto Salvi e Mozzoni non escudono modifiche, per consentire ai patiti del gelato di gustarlo anche in notturna.

Viene posto un punto fermo anche sugli orari degli chalet che potranno essere aperti dalle 6 del mattino alle 3 di notte. Paletti anche per gli internet point che potranno stare aperti soltanto nella fascia oraria che va dalle 7 alle 22. Il Comune, previa motivata richiesta degli esercenti, potrà autorizzare l’apertura o la chiusura posticipata di un’ora.

Parlando di deroghe, l’orario di apertura al pubblico può essere anticipato o posticipato fino a un massimo di due ore rispetto all’orario stabilito. L’ordinanza su questo punto ha una logica premiante. Le deroghe saranno concesse solo ai titolari degli esercizi “virtuosi”, cioè quelli che nei 12 mesi precedenti la presentazione della richiesta non hanno effettuato alcuna violazione ai limiti di rumorosità, né generato situazioni di disturbo alla quiete pubblica o danni al decoro urbano. Deroghe più facili anche per i titolari che adottino preliminarmente tutte le misure di mitigazione dei rumori prescritte dall’Arpa e/o dal Comune.

L’intento dell’amministrazione si legge nella premessa dell’atto:«L’amministrazione comunale riconosce l’importante ruolo sociale e economico svolto dalle attività di somministrazione di alimenti e bevande, non solo perché, con la loro presenza, contribuiscono efficacemente all’animazione, allo sviluppo turistico, alla sicurezza e alla valorizzazione del territorio, ma anche perché, offrendo ai giovani, attraverso l’organizzazione di piccoli intrattenimenti musicali, la possibilità di divertirsi entro i confini comunali, li sottraggono al grave rischio di incidenti stradali, a cui si esporrebbero qualora, non trovando in città locali idonei a soddisfare questo tipo di domanda, fossero costretti a lunghi tragitti notturni in automobile per raggiungere ritrovi situati in altre località. Tali attività possono, però, costituire anche una causa oggettiva di disturbo e di disagio per i cittadini residenti nelle aree interessate, particolarmente nelle ore serali e notturne, per cui si rende necessario garantire il gusto equilibrio tra le diverse esigenze».

Le associazioni di categoria si dividono. Plaude Fausto Calabresi di Confcommercio: «è un’ordinanza che mette un po’ di disciplina in un settore finora poco regolamentato». Critico Bruno Tommaso Traini, dirigente della Confesercenti che parla di norme che penalizzano il turismo.